mercoledì 30 settembre 2009
IL FENOMENO DELLA STREGONERIA pg1
Il fenomeno della stregoneria, e la susseguente persecuzione soprattutto nell’Occidente cristiano a danno di chi era sospetto di farne uso, è un fenomeno desicamente antico.Se infatti la Chiesa Cattolica da una parte ha sempre combattuto le credenze magiche, dall'altra parte è stata la più forte sostenitrice della realtà oggettiva di streghe, maghi e stregoni e giustificava la credenza nel sabba diabolico. E se, da una parte, ha prodotto nei secoli, diversi documenti (citiamo il Canon episcopi, risalente addirittura al IX secolo e destinato ai vescovi) contro la superstizione, dall'altra ci sono ben 13 bolle che affermano la realtà della stregoneria tutt'oggi non "abiurate". "Fra tutte le eresie, la più grande è quella di non credere nelle streghe e con esse, nel patto diabolico e nel sabba", dal "Malleus maleficarum",(trad. "Il martello delle streghe").Questo manuale fu scritto da due Domenicani tedeschi, Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer per stabilire i criteri utili a riconoscere e punire le streghe fu pubblicato nel XV secolo. Esso fu riprodotto in ben trentaquattro edizioni e oltre trentacinquemila copie impresse con una tiratura stimata di 30.000 copie che lo poneva ( se confermato) come secondo libro per diffusione dopo la Bibbia. Ma molti sono i manuali a corollario del Malleus sui metodi di tortura e di applicazione della pena e del modo sul quale riconoscere una strega.Il fenomeno della caccia alle streghe si e’ diffuso particolarmente a partire soprattutto tra la fine del XIV secolo e l'inizio del XVIII secolo.All’interno di questo periodo sono innumerevoli le persone ed in particolare le donne che sono state tacciate di aver fatto patti col diavolo e per questo sono state perseguitate e spesso torturate e uccise.Ciò detto, se da un lato vanno considerate le radici storiche e antropologiche di miti molto antichi e la loro diffusione nelle culture e comunità, nonché eventuali fenomeni di suggestione e di confessioni indotte dalle torture, non è possibile liquidare facilmente il fenomeno delle streghe come una semplice credenza popolare, ma nemmeno darle credito e sostanza.Colpisce infatti il fatto che la tipologia delle streghe fosse accomunata da alcuni precisi riferimenti quali il volo notturno, la partecipazione ai Sabba, il patto satanico, i malefici operati a danno dei singoli e della collettività. Questi elementi sono stati dedotti ed elencati a partire dalle confessioni, spesso anche spontanee, raccolte in tutti i processi per stregoneria di cui si ha conoscenza in ambito Europeo.Vi è dunque una curiosa omogeneità nelle testimonianze a prescindere dagli individui, dalla latitudine e longitudine e dalle culture in cui operavano le presunte streghe.Non solo: sebbene nel corso dei processi fosse presente tanto un’accusa quanto una difesa, nessuno, da chè si abbia notizia, ha mai nemmeno provato a mettere in dubbio che tali fatti, in particolare il volo notturno e la partecipazione ai Sabba, avvenissero. Tuttalpiù vi e’ stata spesso discquisizione sul fatto se questo avvenisse in sogno, in spirito o nella realtà ( in particolare per la partecipazione alle congreghe ) ma mai che tali fatti potessero essere inventati.Prendere in esame l’idea che tali confessioni potrebbero essere frutto della tortura indubbiamente potrebbe semplificare il quadro, ma il fatto che tali credenze fossero ben più antiche dell’inizio dei periodi persecutori e già radicate nell’alto Medio Evo ci porterebbe a prendere in esame anche altri fattori.Innanzi tutto ci sentiremmo di escludere l’ipotesi di stati allucinatori di massa, proporzionati all’intera Europa nell’arco di alcuni secoli, poichè le allucinazioni, anziché situarsi nella sfera individuale e privata, in questo caso posseggono una consistenza culturale di tipo collettivo (e, come sappiamo, non è del tutto rigoroso parlare di "inconscio e nevrosi collettive").Questo tuttavia non esclude ma ci fa invece avvicinare ad uno degli aspetti che sicuramente occorre tenere in conto nell’esaminare questo fenomeno, ovvero quello medico, oltre che a quelli economici, sociali, geografici ed etnografici.Di sicuro premettiamo che non è possibile ridurre l'intero universo di queste manifestazioni all'ambito della patologia, non foss'altro che per motivi statistici: un numero così elevato di malati di mente ci obbliga ad "invertire” le linee di demarcazione fra la salute e la malattia, facendo della malattia mentale una sorta di "stato normale" dell'epoca.Ma se escludiamo i processi fatti ad innocenti, le confessioni estorte ed altre specifiche casualità, quali i processi in cui i processandi avevano il preciso interesse economico e politico di veder colpiti ben precise personalità per motivi che spesso nulla afferivano con la natura del processo ( non dimentichiamo che in seno ai processi per stregoneria era solitamente d’uso l’espropriazione dei beni dell’esecutato che venivano divisi a metà fra la Chiesa e il potere temporale.), nelle restanti casistiche sono molte quelle che possono essere ricondotte a ben precise patologie mentali oggi ben conosciute sia nelle origini che nelle dinamiche.Ricordiamo ad esempio la grande epidemia epilettica che dal 1350 in poi prende il nome popolare di "ballo di S. Vito" e la "grande histèrie" del XVI secolo, la quale si manifestava, tra l'altro con deliri convulsivi e perdite della coscienza ( spesso vista come la trance attraverso cui la strega poteva partecipare ai Sabba senza muovere il proprio corpo ). E queste facevano parte di un più generale quadro di igiene che vedeva come tuttaltro che saltuarie nell'Europa dal XV al XVII secolo, le malattie scrofolose, le carenze ematiche, la peste, la lebbra e la sifilide. Tutte malattie i cui sintomi non era così difficile associare ai comportamenti enumerati nei codici come il Malleus Maleficarum per riconoscere le persone toccate dal demonio.Faremmo tuttavia un gravissimo torto agli studiosi, spesso illustri, che hanno redatto quei codici se pensassimo che tali osservazioni non fossero alla loro portata o siano state ignorate per volontà o ignoranza.Le malattie e le turbe mentali erano ben conosciute all’epoca, cosi’ come era ben noto che vi fossero numerosi soggetti, tra cui gli eccitati ed i melanconici, i maniaci ed in alcuni casi gli alcolizzati giusto per citarne alcuni, che potevano avere comportamenti distorti e vedere cose inesistenti anche senza aver nulla a che fare con Satana.Gli stessi Autori del Malleus Maleficarum dedicano un numero non indifferente di pagine alla discussione del tema del delirio e delle fantasie. AI riguardo Gregory Zilboorg nel suo Medical Men and the Witch during the Renaissance ricava dalla lettura del Malleus in chiave psichiatrica la convinzione che “esso potrebbe, con qualche piccolo ritocco editoriale, servire da eccellente manuale di" psichiatria clinica descrittiva del XV secolo: basterebbe sostituire alla parola strega la parola paziente ed eliminare il demonio”.Nonostante il delirio per esempio fosse riconosciuto come manifestazione patologica, la sua causa era collocata non in ambito medico, ma in ambito etico; d'altra parte ciò non deve assolutamente meravigliarci se si pensa che in tutto l'arco di tempo che va dalla riforma medica vesaliana alla rivoluzione harveiano-malpighiana, i problemi neuro-psichiatrici vengono accuratamente evitati, in quanto sono fatti afferire alla morale e alla psicologia razionale.Parimenti molti autori si sono a lungo interrogati sulla natura delle malattie mentali che in gran parte prescindono dall’opera del demonio, ma che tuttavia nell’instabilità che provocano aprono le porte al suo ingresso nell’individuo. Pertanto gli stregoni, anche quando insani di mente, non sono comunque perdonabili nei loro atti perché essi, una volta che il demonio è entrato, sono da esso generati.
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IL MONDO MEDIOEVALE
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